Questo luogo è diventato per me uno “sfogatio”, cioè un luogo in cui versare gli eccessi di atrabile che per forza di cose si accumula appena si sentono parlare i giornalisti e gli uomini politici di questo paese. Ci mancavano Monti e la sua cricca e li abbiamo avuti. Se questo è il nuovo che avanza allora ridateci i Parri gli Einaudi, i Pertini, i La Malfa (senior), i Berlinguer di una volta.
Invece oggi ci tocca di mandare giù le “melenserie” dei Bertinotti, dei Diliberto, dei Vendola, dei Di Pietro, dei Bersani, dei Veltroni, dei D’Alema, di sinistra (e questi dovrebbero essere i meno marci!), le “mascalzonate e le furfanterie” di tutti gli uomini di centro-destra (e qui si va sul sicuro anche prendendoli tutti!), e le tante “furberie” degli uomini del governo Monti (Monti compreso), che poi altro non sono che i maggiordomi che già lavoravano a servizio pieno per conto dei vecchi partiti nei “cessi” ops “Gabinetti” dei vari Governi che si sono succeduti, con il compito di ripulire quei luoghi di tutte le scorie maleodoranti che i loro padroni lasciavano in giro quando concludevano i loro sporchi affari.
Intanto sfatiamo il frustro luogo comune secondo cui quasi sempre gli uomini che hanno intrapreso o intraprendono la carriera politica sono già “ricchi di loro”, e anzi è bene che lo siano perché saranno meno tentati di far man bassa del denaro pubblico. Affermazione debole questa in Italia, smentita quotidianamente dalla forza dei fatti, e il caso Berlusconi è il suo miglior controesempio.
Prendiamo Fausto Bertinotti, caso emblematico (ma forse non tanto, perché di suoi emuli qui in Italia ce ne sono a bizzeffe) di uomo che, vissuta una giovinezza di cui non si andrebbe affatto fieri, senza saper fare nient’altro che non fosse infilare a caso una parola dietro l’altra, tanto che ascoltandolo si ha come l’impressione di sentire un riverbero sonoro che giunga da una caverna, è riuscito là dove chiunque altro sarebbe fallito.
All’età di ventidue anni, dopo aver collezionato tre bocciature e “mezzo” (alla maturità viene anche rimandato), consegue il diploma di Perito Elettronico, e giovane di poche speranze si sposa all’età di venticinque anni, senza mai aver fatto un solo giorno di lavoro.
Insomma, il nostro Bertinotti, alla fine, con la sola forza della sua presunzione, riesce a bruciare tutte le tappe di una carriera politica che lo porterà alla Presidenza della Camera.
Lontano da ogni luogo che potesse far pensare ad un ambiente di lavoro, si trasferisce a Roma menando vita da politico vacanziero, ma soprattutto non mancando mai, insieme a sua moglie Lella, nei salotti che contano, e dove è facile incontrare ogni tipo di “rifiuto umano”.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-17541/247026.htm
C’è pure da capirlo il nostro Bertinotti: a chi non sarebbe piaciuto darsi agli stravizi e menar vita da pascià dopo che da giovani si è condotto un vita grama? È una risposta da riflesso condizionato che scatta in tutti gli arrampicatori sociali, risposta ancor più abnorme se si è stati anche morti di fame e mangiapane a tradimento!
E che nessuno si sogni di toccargli il vitalizio, maturatogli peraltro dopo quarant’anni di onorato lavoro, come, con grande sprezzo del senso del ridicolo, disse qualche mese fa in un’intervista.
E’ del 2006 invece questa dichiarazione, oggi una vera chicca, da lui pronunciata poco prima di entrare in aula per il discorso d'investitura:
“Grazie. Dedico l'elezione alla presidenza della Camera alle operaie e agli operai.”
Come se in Italia per essere poveri occorresse essere necessariamente operai.
Comunque tanto per non farsi mancare nulla il nostro Bertinotti occupa ancora un appartamento a Palazzo Marini e va in giro con la scorta (ma a chi cazzo salterebbe in testa di fargli del male: avesse mai preso posizione contro lobby, massoni e apparati del Vaticano, gliel’avrei lasciata pure, ma lui in tutta la sua vita non ha fatto altro che farsi i cazzi propri!).
Vendola, il figlio che più di tutti ha capito che poteva far passare i vizi del padre per virtù, stanco di stare ad incubare un pensiero già morto, si foggia da sé le nuove armi della retorica buonista, ed esce armato di tutto punto dalla testa di Bertinotti come una novella Atena.
Già a vent’anni fa della sua omosessualità una potente arma di lotta politica, tant’è che ogni attacco omofobo che gli si rivolgesse contro si rivelerà per lui solo una grossa spinta per giungere nelle stanze del potere prima di quanto si potesse pensare. Il movimento gay e LGBT sono sempre dalla sua parte, e lo sostengono in tutte le lotte.
Sui campi della politica guerreggiata il nostro non sa cosa sia la pietà: ha una nuova missione da portare avanti, un nuovo mondo da additare agli uomini, e non vuole ostacoli sulla sua strada, perciò è spietato con i nemici e subdolo con i vecchi amici, anche di quelli che hanno contribuito a costruire il suo mito.
In lui la parola si è fatta carne, ed è così che il nostro pensa bene di assumere i panni del profeta che ha da annunciare all'intera umanità il nuovo verbo. Il suo messaggio non sarà più per pochi, Marx diventa solo un’icona, anche perché delle sue opere non aveva letto mai granché, e se qualche frasetta del breviario comunista l’aveva mandata a memoria, era stato giusto perchè potesse blandire la classe operaia quando questa era l’unico serbatoio di voti da cui poterne ancora attingere.
Il suo messaggio si fa ecumenico, ora per lui ogni uomo è una scintilla di dio, scopre il racconto della buona novella e lo indirizza a tutti, buoni o bestie che siano gli uomini non ha importanza, ormai per ognuno avrà la parola più adatta. Presto si convince che non si può continuare a dividere la società in gruppi e classi, perché questo sarebbe solo un modo per alimentare l’odio fra tutti i suoi membri. “Al nuovo modello di società, che io ho mente” dice “è con l’amore che si arriverà. Non è più facile come una volta condurre un gregge, tenere in ordine tutte queste pecorelle, ora bisogna stranire e incantare con la parola, oggi un pastore non ha più bisogno di bastoni e di cani per portare all’ovile tutto il suo gregge.
Appunto sono passato dalla chiesa comunista, troppo settaria, a quella cattolica. D’altronde da giovane sono stato anche allievo di mons. Tonino Bello, da cui trassi un grande insegnamento: che non c’è eresia nel far convivere una accanto all’altro Bibbia e Capitale, e nel recitare versetti ora dell’uno ora dell’altro libro sacro”.
Fervente cattolico, devoto della Madonna di Sovereto patrona di Terlizzi, Vendola è ormai solito andare in giro con il rosario in tasca. Né disdegna quando è in visita alla chiesa di padre Pio di trascinarsi ginocchioni fin sotto all’altare.
Per chi non ha mai voluto prendere seriamente quest’uomo, SEL rappresentava soltanto il Sinistro presagio che il suo programma si sarebbe perso nel solito paraculismo del suo fondatore! Non è un caso se è stato un grande estimatore di don Verzè, e se si è dichiarato sincero amico di Berlusconi.
Gente vi prego di tenere continuamente sotto osservazione questo personaggio, perchè ci saranno ancora sue mutazioni che non finiranno mai di stupirci.
Gli piacciono gli agi e la vita comoda, ma ci assicura che al denaro non ci ha mai tenuto. In una trasmissione di Telese dichiarò di essere povero, di avere in banca solo qualche migliaio di euro, e che con la povertà lui ci conviveva benissimo: la politica per lui era soltanto una vocazione e sapeva benissimo, disse, di non potersi arricchire, sennò, continuò, avrebbe fatto ben altro!
Solo che non ci disse che cazzo sapesse fare oltre che incantare i serpenti.
continua
Invece oggi ci tocca di mandare giù le “melenserie” dei Bertinotti, dei Diliberto, dei Vendola, dei Di Pietro, dei Bersani, dei Veltroni, dei D’Alema, di sinistra (e questi dovrebbero essere i meno marci!), le “mascalzonate e le furfanterie” di tutti gli uomini di centro-destra (e qui si va sul sicuro anche prendendoli tutti!), e le tante “furberie” degli uomini del governo Monti (Monti compreso), che poi altro non sono che i maggiordomi che già lavoravano a servizio pieno per conto dei vecchi partiti nei “cessi” ops “Gabinetti” dei vari Governi che si sono succeduti, con il compito di ripulire quei luoghi di tutte le scorie maleodoranti che i loro padroni lasciavano in giro quando concludevano i loro sporchi affari.
Intanto sfatiamo il frustro luogo comune secondo cui quasi sempre gli uomini che hanno intrapreso o intraprendono la carriera politica sono già “ricchi di loro”, e anzi è bene che lo siano perché saranno meno tentati di far man bassa del denaro pubblico. Affermazione debole questa in Italia, smentita quotidianamente dalla forza dei fatti, e il caso Berlusconi è il suo miglior controesempio.
Prendiamo Fausto Bertinotti, caso emblematico (ma forse non tanto, perché di suoi emuli qui in Italia ce ne sono a bizzeffe) di uomo che, vissuta una giovinezza di cui non si andrebbe affatto fieri, senza saper fare nient’altro che non fosse infilare a caso una parola dietro l’altra, tanto che ascoltandolo si ha come l’impressione di sentire un riverbero sonoro che giunga da una caverna, è riuscito là dove chiunque altro sarebbe fallito.
All’età di ventidue anni, dopo aver collezionato tre bocciature e “mezzo” (alla maturità viene anche rimandato), consegue il diploma di Perito Elettronico, e giovane di poche speranze si sposa all’età di venticinque anni, senza mai aver fatto un solo giorno di lavoro.
Insomma, il nostro Bertinotti, alla fine, con la sola forza della sua presunzione, riesce a bruciare tutte le tappe di una carriera politica che lo porterà alla Presidenza della Camera.
Lontano da ogni luogo che potesse far pensare ad un ambiente di lavoro, si trasferisce a Roma menando vita da politico vacanziero, ma soprattutto non mancando mai, insieme a sua moglie Lella, nei salotti che contano, e dove è facile incontrare ogni tipo di “rifiuto umano”.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-17541/247026.htm
C’è pure da capirlo il nostro Bertinotti: a chi non sarebbe piaciuto darsi agli stravizi e menar vita da pascià dopo che da giovani si è condotto un vita grama? È una risposta da riflesso condizionato che scatta in tutti gli arrampicatori sociali, risposta ancor più abnorme se si è stati anche morti di fame e mangiapane a tradimento!
E che nessuno si sogni di toccargli il vitalizio, maturatogli peraltro dopo quarant’anni di onorato lavoro, come, con grande sprezzo del senso del ridicolo, disse qualche mese fa in un’intervista.
E’ del 2006 invece questa dichiarazione, oggi una vera chicca, da lui pronunciata poco prima di entrare in aula per il discorso d'investitura:
“Grazie. Dedico l'elezione alla presidenza della Camera alle operaie e agli operai.”
Come se in Italia per essere poveri occorresse essere necessariamente operai.
Comunque tanto per non farsi mancare nulla il nostro Bertinotti occupa ancora un appartamento a Palazzo Marini e va in giro con la scorta (ma a chi cazzo salterebbe in testa di fargli del male: avesse mai preso posizione contro lobby, massoni e apparati del Vaticano, gliel’avrei lasciata pure, ma lui in tutta la sua vita non ha fatto altro che farsi i cazzi propri!).
Vendola, il figlio che più di tutti ha capito che poteva far passare i vizi del padre per virtù, stanco di stare ad incubare un pensiero già morto, si foggia da sé le nuove armi della retorica buonista, ed esce armato di tutto punto dalla testa di Bertinotti come una novella Atena.
Già a vent’anni fa della sua omosessualità una potente arma di lotta politica, tant’è che ogni attacco omofobo che gli si rivolgesse contro si rivelerà per lui solo una grossa spinta per giungere nelle stanze del potere prima di quanto si potesse pensare. Il movimento gay e LGBT sono sempre dalla sua parte, e lo sostengono in tutte le lotte.
Sui campi della politica guerreggiata il nostro non sa cosa sia la pietà: ha una nuova missione da portare avanti, un nuovo mondo da additare agli uomini, e non vuole ostacoli sulla sua strada, perciò è spietato con i nemici e subdolo con i vecchi amici, anche di quelli che hanno contribuito a costruire il suo mito.
In lui la parola si è fatta carne, ed è così che il nostro pensa bene di assumere i panni del profeta che ha da annunciare all'intera umanità il nuovo verbo. Il suo messaggio non sarà più per pochi, Marx diventa solo un’icona, anche perché delle sue opere non aveva letto mai granché, e se qualche frasetta del breviario comunista l’aveva mandata a memoria, era stato giusto perchè potesse blandire la classe operaia quando questa era l’unico serbatoio di voti da cui poterne ancora attingere.
Il suo messaggio si fa ecumenico, ora per lui ogni uomo è una scintilla di dio, scopre il racconto della buona novella e lo indirizza a tutti, buoni o bestie che siano gli uomini non ha importanza, ormai per ognuno avrà la parola più adatta. Presto si convince che non si può continuare a dividere la società in gruppi e classi, perché questo sarebbe solo un modo per alimentare l’odio fra tutti i suoi membri. “Al nuovo modello di società, che io ho mente” dice “è con l’amore che si arriverà. Non è più facile come una volta condurre un gregge, tenere in ordine tutte queste pecorelle, ora bisogna stranire e incantare con la parola, oggi un pastore non ha più bisogno di bastoni e di cani per portare all’ovile tutto il suo gregge.
Appunto sono passato dalla chiesa comunista, troppo settaria, a quella cattolica. D’altronde da giovane sono stato anche allievo di mons. Tonino Bello, da cui trassi un grande insegnamento: che non c’è eresia nel far convivere una accanto all’altro Bibbia e Capitale, e nel recitare versetti ora dell’uno ora dell’altro libro sacro”.
Fervente cattolico, devoto della Madonna di Sovereto patrona di Terlizzi, Vendola è ormai solito andare in giro con il rosario in tasca. Né disdegna quando è in visita alla chiesa di padre Pio di trascinarsi ginocchioni fin sotto all’altare.
Per chi non ha mai voluto prendere seriamente quest’uomo, SEL rappresentava soltanto il Sinistro presagio che il suo programma si sarebbe perso nel solito paraculismo del suo fondatore! Non è un caso se è stato un grande estimatore di don Verzè, e se si è dichiarato sincero amico di Berlusconi.
Gente vi prego di tenere continuamente sotto osservazione questo personaggio, perchè ci saranno ancora sue mutazioni che non finiranno mai di stupirci.
Gli piacciono gli agi e la vita comoda, ma ci assicura che al denaro non ci ha mai tenuto. In una trasmissione di Telese dichiarò di essere povero, di avere in banca solo qualche migliaio di euro, e che con la povertà lui ci conviveva benissimo: la politica per lui era soltanto una vocazione e sapeva benissimo, disse, di non potersi arricchire, sennò, continuò, avrebbe fatto ben altro!
Solo che non ci disse che cazzo sapesse fare oltre che incantare i serpenti.
continua



