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martedì 21 febbraio 2012

Mafiopoli

Questo luogo è diventato per me uno “sfogatio”, cioè un luogo in cui versare gli eccessi di atrabile che per forza di cose si accumula appena si sentono parlare i giornalisti e gli uomini politici di questo paese. Ci mancavano Monti e la sua cricca e li abbiamo avuti. Se questo è il nuovo che avanza allora ridateci i Parri gli Einaudi, i Pertini, i La Malfa (senior), i Berlinguer di una volta.
Invece oggi ci tocca di mandare giù le “melenserie” dei Bertinotti, dei Diliberto, dei Vendola, dei Di Pietro, dei Bersani, dei Veltroni, dei D’Alema, di sinistra (e questi dovrebbero essere i meno marci!), le “mascalzonate e le furfanterie” di tutti gli uomini di centro-destra (e qui si va sul sicuro anche prendendoli tutti!), e le tante “furberie” degli uomini del governo Monti (Monti compreso), che poi altro non sono che i maggiordomi che già lavoravano a servizio pieno per conto dei vecchi partiti nei “cessi” ops “Gabinetti” dei vari Governi che si sono succeduti, con il compito di ripulire quei luoghi di tutte le scorie maleodoranti che i loro padroni lasciavano in giro quando concludevano i loro sporchi affari.
Intanto sfatiamo il frustro luogo comune secondo cui quasi sempre gli uomini che hanno intrapreso o intraprendono la carriera politica sono già “ricchi di loro”, e anzi è bene che lo siano perché saranno meno tentati di far man bassa del denaro pubblico. Affermazione debole questa in Italia, smentita quotidianamente dalla forza dei fatti, e il caso Berlusconi è il suo miglior controesempio.

Prendiamo Fausto Bertinotti, caso emblematico (ma forse non tanto, perché di suoi emuli qui in Italia ce ne sono a bizzeffe) di uomo che, vissuta una giovinezza di cui non si andrebbe affatto fieri, senza saper fare nient’altro che non fosse infilare a caso una parola dietro l’altra, tanto che ascoltandolo si ha come l’impressione di sentire un riverbero sonoro che giunga da una caverna, è riuscito là dove chiunque altro sarebbe fallito.
All’età di ventidue anni, dopo aver collezionato tre bocciature e “mezzo” (alla maturità viene anche rimandato), consegue il diploma di Perito Elettronico, e giovane di poche speranze si sposa all’età di venticinque anni, senza mai aver fatto un solo giorno di lavoro.
Insomma, il nostro Bertinotti, alla fine, con la sola forza della sua presunzione, riesce a bruciare tutte le tappe di una carriera politica che lo porterà alla Presidenza della Camera.
Lontano da ogni luogo che potesse far pensare ad un ambiente di lavoro, si trasferisce a Roma menando vita da politico vacanziero, ma soprattutto non mancando mai, insieme a sua moglie Lella, nei salotti che contano, e dove è facile incontrare ogni tipo di “rifiuto umano”.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-17541/247026.htm

C’è pure da capirlo il nostro Bertinotti: a chi non sarebbe piaciuto darsi agli stravizi e menar vita da pascià dopo che da giovani si è condotto un vita grama? È una risposta da riflesso condizionato che scatta in tutti gli arrampicatori sociali, risposta ancor più abnorme se si è stati anche morti di fame e mangiapane a tradimento!
E che nessuno si sogni di toccargli il vitalizio, maturatogli peraltro dopo quarant’anni di onorato lavoro, come, con grande sprezzo del senso del ridicolo, disse qualche mese fa in un’intervista.
E’ del 2006 invece questa dichiarazione, oggi una vera chicca, da lui pronunciata poco prima di entrare in aula per il discorso d'investitura:
“Grazie. Dedico l'elezione alla presidenza della Camera alle operaie e agli operai.”
Come se in Italia per essere poveri occorresse essere necessariamente operai.
Comunque tanto per non farsi mancare nulla il nostro Bertinotti occupa ancora un appartamento a Palazzo Marini e va in giro con la scorta (ma a chi cazzo salterebbe in testa di fargli del male: avesse mai preso posizione contro lobby, massoni e apparati del Vaticano, gliel’avrei lasciata pure, ma lui in tutta la sua vita non ha fatto altro che farsi i cazzi propri!).

Vendola, il figlio che più di tutti ha capito che poteva far passare i vizi del padre per virtù, stanco di stare ad incubare un pensiero già morto, si foggia da sé le nuove armi della retorica buonista, ed esce armato di tutto punto dalla testa di Bertinotti come una novella Atena.
Già a vent’anni fa della sua omosessualità una potente arma di lotta politica, tant’è che ogni attacco omofobo che gli si rivolgesse contro si rivelerà per lui solo una grossa spinta per giungere nelle stanze del potere prima di quanto si potesse pensare. Il movimento gay e LGBT sono sempre dalla sua parte, e lo sostengono in tutte le lotte.
Sui campi della politica guerreggiata il nostro non sa cosa sia la pietà: ha una nuova missione da portare avanti, un nuovo mondo da additare agli uomini, e non vuole ostacoli sulla sua strada, perciò è spietato con i nemici e subdolo con i vecchi amici, anche di quelli che hanno contribuito a costruire il suo mito.
In lui la parola si è fatta carne, ed è così che il nostro pensa bene di assumere i panni del profeta che ha da annunciare all'intera umanità il nuovo verbo. Il suo messaggio non sarà più per pochi, Marx diventa solo un’icona, anche perché delle sue opere non aveva letto mai granché, e se qualche frasetta del breviario comunista l’aveva mandata a memoria, era stato giusto perchè potesse blandire la classe operaia quando questa era l’unico serbatoio di voti da cui poterne ancora attingere.
Il suo messaggio si fa ecumenico, ora per lui ogni uomo è una scintilla di dio, scopre il racconto della buona novella e lo indirizza a tutti, buoni o bestie che siano gli uomini non ha importanza, ormai per ognuno avrà la parola più adatta. Presto si convince che non si può continuare a dividere la società in gruppi e classi, perché questo sarebbe solo un modo per alimentare l’odio fra tutti i suoi membri. “Al nuovo modello di società, che io ho mente” dice “è con l’amore che si arriverà. Non è più facile come una volta condurre un gregge, tenere in ordine tutte queste pecorelle, ora bisogna stranire e incantare con la parola, oggi un pastore non ha più bisogno di bastoni e di cani per portare all’ovile tutto il suo gregge.
Appunto sono passato dalla chiesa comunista, troppo settaria, a quella cattolica. D’altronde da giovane sono stato anche allievo di mons. Tonino Bello, da cui trassi un grande insegnamento: che non c’è eresia nel far convivere una accanto all’altro Bibbia e Capitale, e nel recitare versetti ora dell’uno ora dell’altro libro sacro”.
Fervente cattolico, devoto della Madonna di Sovereto patrona di Terlizzi, Vendola è ormai solito andare in giro con il rosario in tasca. Né disdegna quando è in visita alla chiesa di padre Pio di trascinarsi ginocchioni fin sotto all’altare.
Per chi non ha mai voluto prendere seriamente quest’uomo, SEL rappresentava soltanto il Sinistro presagio che il suo programma si sarebbe perso nel solito paraculismo del suo fondatore! Non è un caso se è stato un grande estimatore di don Verzè, e se si è dichiarato sincero amico di Berlusconi.
Gente vi prego di tenere continuamente sotto osservazione questo personaggio, perchè ci saranno ancora sue mutazioni che non finiranno mai di stupirci.
Gli piacciono gli agi e la vita comoda, ma ci assicura che al denaro non ci ha mai tenuto. In una trasmissione di Telese dichiarò di essere povero, di avere in banca solo qualche migliaio di euro, e che con la povertà lui ci conviveva benissimo: la politica per lui era soltanto una vocazione e sapeva benissimo, disse, di non potersi arricchire, sennò, continuò, avrebbe fatto ben altro!
Solo che non ci disse che cazzo sapesse fare oltre che incantare i serpenti.

continua

sabato 18 febbraio 2012

Twittando

@ E’ stupefacente sentire con quanta serietà accademica i burattini oggi al governo ci elargiscono le loro castronerie, infiocchettate spesso con il nastrino di una competenza tecnica che cede però al primo strappo di una pur debole critica.
Finora tutto ciò che hanno dimostrato di saper fare è stato di tartassare chi si è sempre dimostrato arrendevole con i suoi governanti. Sono quelli che accettano di prendere botte da tutti purché gli si lasci ancora quei quattro soldi che permettano loro poi di poter continuare a mangiare il solito piatto di lenticchie!
E’ pur vero che da quando Celentano ha assicurato a tutti un posto in paradiso, niente più diventa un gran sacrificio, che anzi lo si accetta di buon grado. Lì c’è sempre una mensa imbandita, soprattutto per gli ultimi della terra. E ha voluto ricordarlo alla Chiesa, che, secondo lui, da un po’ di tempo è distratta da occupazioni mondane che nulla hanno a che fare con la parola di dio. “E’ scandaloso” ha detto “che certi giornali si interessino di politica, di gossip, di patonza, e dimentichino di parlare ai loro fedeli di dio e di paradiso”.
Evidentemente anche lui, come tutti gli illusionisti che gestiscono quella grande fabbrica di soldi che è la Chiesa, è preoccupato che gli ultimi reclamino qui ed ora il loro diritto ad avere una vita più dignitosa. Perchè potrebbe anche capitare che qualcuno gli possa dire che non sarebbe male se le sue ricchezze le mettesse a disposizione degli ultimi sin da ora!
Qualche ingenuo (ma pare che di ingenui ce ne siano a milioni!) si è meravigliato che un credente cattolico praticante come Celentano (se dobbiamo stare a ciò che ha sempre dichiarato) abbia potuto lanciare reprimende così dure contro parenti così prossimi a lui! E non hanno minimamente sospettato che quella potesse essere una guerra fra bande, interna alla stessa chiesa, di tutti contro tutti, per regolare fra loro vecchi conti.

D’altronde il loro accordo su come turlupinare le acefale masse cattoliche (o falsamente cattoliche e cristiane) è stato sempre massimo, i problemi son nati tutte le volte che Celentano ha preteso con le sue prediche di portare la questua a casa sua! E infatti bisogna che si dica pure che Celentano s’è dimostrato un ingrato della peggiore specie!
Forse non è anche la Chiesa che deve ringraziare se con i suoi dischi si è portato al casa ricchi bottini, avendo essa fatto sì egli passasse per il Savonarola dei nostri tempi, permettendogli di parlare anche a suo nome contro aborto, femminismo, gay, fecondazione eterologa, inseminazione artificiale, trapianto degli organi…

venerdì 17 febbraio 2012

Twittando

@ Il motto per Adriano Celentano potrebbe essere “Così fan tutti (gli uomini di chiesa)”.
Ho scritto così tanto di Celentano che tornarci su è come far mandare giù ad un ammalato una medicina che gli dà nausea. Sappiamo che i mali seri per essere debellati spesso richiedono terapie d’urto.
Celentano non è che il frutto avvelenato della cultura papista e cattolica che da secoli ha contagiato questa terra di creduloni. In un Paese che ha più santi e madonne che uomini onesti è facile poi che i Celentano siano presi seriamente. Forse che la Chiesa le spara meno grosse di Celentano?
Ci sarà sempre qualcuno che vorrà prendere il posto del papa! Cazzate per cazzate, noi scegliamo Celentano che di cazzate ne ha sparate addirittura 125 milioni in un sol colpo! (Titolo di un suo show)



@ Alla divina provvidenza non c’è mai limite. E infatti Celentano, dimenticando i bei momenti di quando diceva che “il papa era rock”, o di quando cantava in piazza san Pietro in presenza del papa, e ritenendo che ormai la mediazione della chiesa e del papa per arrivare a dio fosse solo un ingombro di cui disfarsi, ha voluto addirittura prendere il posto dello stesso dio. E così scambiando il teatro Ariston per il Tempio di Gerusalemme, il Tempio dal quale Gesù scacciò i mercanti, Celentano, entrato in trance, e immedesimatosi con dio, si è messo a divinare, dando botte da orbi a dritta e a manca! Però ha subito voluto rassicurare quelli dell’Ariston sul fatto che il paradiso è aperto a tutti, ma proprio a tutti, anche a chi si macchi dei delitti più efferati. E dire che negli anni Ottanta per Celentano “il paradiso era un cavallo bianco che non sudava mai”. Ora invece esso è diventato un luogo non più per animali, ma per ‘o animal’, termine con cui era stato soprannominato qualche uomo della camorra.
Un padreterno più buono di così era difficile immaginarselo!

@ “Il matto di Galbiate”, come con causticità Maurizio Costanzo definì Celentano, anche questa volta non ha deluso nessuno. Si sa che il nostro passa gran parte del suo tempo chiuso nella sua magione dorata, a farneticare sui mali del mondo, in preda ai suoi deliri di palingenesi sociale. Chi si dice stupito delle celentanate o mente o ignora completamente chi sia stato Celentano!
Io ricordo che quando ero ragazzo c’era sempre qualcuno nel paese che, perso il contatto con la realtà, iniziava a credersi Napoleone in persona. Di solito, per quanto le sue farneticazioni potessero essere moleste, lui era una persona inoffensiva, tanto che spesso diventava lo zimbello di giovani discoli, che si divertivano a far finta di prendere seriamente la sua pazzia. Per solito uomini così venivano rinchiusi in manicomio, da cui poi ogni tanto uscivano per un paio di giorni accompagnati dai loro custodi.
Ecco, questo è un po’ quello che è successo anche a Celentano, ma a lui in scala ben maggiore. Uscito dalla stretta cerchia del villaggio grazie al suo successo di cantante, ha potuto dar libero sfogo alla sua mania di grandezza declamando i suoi vaniloqui a masse sterminate di persone.
Nessuna meraviglia quindi se ogni tanto Claudia Mori si preoccupa di strombazzare al mondo intero le uscite pubbliche di suo marito.
Noi che di Basaglia siamo stati convinti estimatori, siamo ben lieti di ascoltare i vaneggiamenti di Celentano, anche perché, dopo aver ascoltato i discorsi degli uomini politici che ci governano, essi diventano blandizie per la nostra mente.


mercoledì 15 febbraio 2012

Twittando

@ Sembra che Alemanno tenesse così tanto alle “Olimpiadi 2020” che, appresa la contrarietà di Monti a far candidare Roma come capitale dei Giochi, e credendosi l’ultimo suo re, è salito ai “Sette Colli” e nella veste anche di “augure”, tratti gli “auspicia” con l’intercessione degli Dei del Pantheon, ha minacciato nuove nevicate su Roma.
Gli amici di Alè Magno non l’hanno presa buona, pronti com’erano alla grande abbuffata!

@ Non si ferma la strage dei bambini da parte degli uomini del Vaticano. Per Riccardo Seppia, l'ex parroco di Sestri Ponente arrestato nel maggio scorso per atti di libidine su bambini, il pubblico ministero di Genova, Stefano Puppo, ha chiesto 11 anni e 8 mesi di carcere. All’epoca dei fatti in casa del prete fu rinvenuto materiale pedopornografico e droga. Poi di lui si disse che era solito frequentare locali notturni a Milano. Sottoposto ad accertamenti sanitari fu trovato positivo ai test di HIV.
Il pubblico ministero ha condannato Seppia a rifondere danni per 32.000 euro.
Il cardinal Bagnasco, che allora non poteva non sapere degli strani comportamenti del suo sottoposto, visto che di quei comportamenti era stato messo al corrente da un altro prete, dichiarò che quella della pedofilia all’interno della Chiesa era un’infame emergenza.
Evidentemente era preoccupato del fatto che quegli “scherzi da preti” compiuti un po’ in tutto il mondo, fossero costati alla Chiesa (cioè a noi con l’otto per mille) già un miliardo di euro.



@ Incredibile ma vero: la Regione che nel 2011 spende 2 milioni di euro per sagre e “feste di campagna”, e 5 per la comunicazione aerea, cioè per pubblicizzare il Colosseo e l`Agro Pontino, e che istituisce quattro nuove Commissioni speciali, portandole così allo sbalorditivo numero di venti, cioè più del doppio di quelle della Camera dei Deputati, come denunciato dai Radicali, non ha poi i soldi per fornire ad ospedali e pronti soccorsi un numero sufficiente di letti e di lettighe per far sì che i pazienti non siano costretti a ricevere le prime cure standosene a terra. E’ successo a Roma, al Pronto Soccorso del Policlinico Casilino e a quello del San Camillo; quest’ultimo poi è stato teatro di un episodio incredibile. Una bimba di cinque anni con febbre altissima ed in istato di disidratazione viene lasciata con un ago di flebo nella vena in braccio al padre perché la struttura non aveva lettini su cui potesse essere adagiata. Gli dicono poi che in quella posizione ne avrà ancora per dieci, dodici ore. Così l’uomo, per evitare tutti quei disagi a lui e alla figlia, decide di staccare un sedile della sua Fiat Multipla parcheggiata nel cortile dell’ospedale e di metterci dentro la bambina.
Ma se presidente di questa Regione è quella Polverini che per partecipare alla fiera mondiale del peperoncino arriva in elicottero, per il cui affitto si sborseranno 15.000 euro, allora nulla più può meravigliarci.
Ma l’Italia non era il Paese dei fichi d’India?

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